Vino Novello…. una morte annunciata ?

Navigando per la rete, come quotidianamente accade, mi sono imbattuto in un post di Fiorenzo Sartore in cui si parlava del Novello e della caduta che si riscontra e nelle vendite e nella pubblicità. Fatto incontestabile: fino a qualche anno fa l’uscita del vino novello era un evento mediatico di primaria importanza, oggi se ne parla a mala pena. In Italia il novello 2010 è stato messo in commercio il 6 novembre. In Francia, patria del novello più celebre a livello planetario, il Beaujolais nouveau uscirà il 18 novembre.

Il Novello ed il Beaujolais nouveau sono accomunati dalla medesima tecnica di produzione (la macerazione carbonica), che prevede l’utilizzo delle uve intere non diraspate immesse in un serbatoio saturo di anidride carbonica che poco alla volta pressa le uve, rompe le bucce ed innesca una fermentazione alcolica. Quel liquido che esce da questa “pressatura dolce” diventerà poi il vino base. Questa in estrema sintesi. Ma le analogie tra i Novelli e il Beaujolais nouveau si fermano qui: in Francia il Beaujolais nouveau è prodotto unicamente con uve Gamay che subiscono per il 100% il processo di macerazione carbonica. In Italia è permesso l’utilizzo di qualunque uvaggio e l’uso di un minimo di 30% di uve sottoposte a macerazione carbonica (la rimanenza può essere sottoposta a vinificazione classica). Quindi come è facile immaginare, sotto la denominazione Novello possono essere prodotti vini di tutti i tipi e di tutte le qualità. E a mio avviso, questo è stata una delle ragioni per cui negli anni il novello ha persoappeal: troppi vini di infima qualità, ed i consumatori non si sono lasciati più gabbare.
Quindi spinto dalla curiosità sabato 6 novembre sono andato a fare la spesa ed ho cercato i novelli in vendita. Non è stato così facile come immaginavo. Nel supermercato in cui mi trovavo ne ho trovati solo 5 (io ricordo che fino a qualche anno fa c’erano scaffali e scaffali pieni). E ho scelto l’unico Novello 2010 (circa 4 euro) che dichiarava in etichetta le uve utilizzate: Il Fiori d’Inverno 2010 della Cavit è fatto con gli autoctoni TeroldegoSchiava (percentuali non dichiarate, come non è dichiarato se è tutto sottoposto a macerazione carbonica o meno).
Vino che mi viene da definire “scolastico” e che racchiude in sé tutte le caratteristiche del novello. Fin dal colore purpureo, con qualche riflesso rubino, al naso è immediato per la nettezza della frutta rossa (lampone e fragola in primis) e per il profilo floreale (rosa, viola e geranio). E poi quel sentore che ai corsi da sommelier definiscono vinoso, ossia quello che io associo al mosto. Vino giovanissimo, forse un po’ piacione e femmineo, semplice ed immediato. In bocca entra con una discreta acidità, qualche zucchero ancora non del tutto risolto (infatti pizzica ancora un pochino), tannini pressochè inesistenti e alcool poco invadente. Insomma, se servito fresco, un vino che va giù piacevolmente, a maggior ragione accompagnato da qualche salume o formaggio. Chiude non troppo lungo con un vago sentore amarognolo di mandorla. Per 4 euro, tutto sommato, ci può stare.

Tratto da : http://www.enofaber.com

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